Maniscalco e Loria fratelli di Karate

di: ALESSANDRA GIORGI

Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi dedicata al percorso dell’atleta in gara. Manager dello Sport, collabora anche con la ConfSport Italia. Ha organizzato il Golden Gala di Atletica Leggera. Premiata come scrittrice (“La Formazione dei Sogni”) e come poeta.

Ti accorgi che sono amici, anche se tu non lo sai. Li vedi vicini, in confidenza, come se ci fosse sempre quel segreto tra di loro, che solo loro conoscono e nessun’altro. Ti accorgi, che a bordo tatami, stanno accanto l’uno all’altro, complici, come se quel filo invisibile che li unisce, non riuscisse mai a staccarsi.

Se Stefano combatte da solo sul tappeto adesso, Savio da tecnico, lo segue con lo sguardo, come se ci fosse lui là sopra a lottare, come se quei colpi li prendesse e li desse anche lui, come se quel cuore da combattente che Stefano ha, come ci dice Savio, battesse nel suo di petto, ogni volta che quei 3 minuti di gara, scorrono veloci.

E’ questa la loro amicizia, un legame profondo, fraterno e di immenso affetto. Una delle più belle nel mondo dello sport e una di quelle che vale davvero la pena raccontare. Li incontriamo allora insieme, in un pomeriggio caldo di luglio, al Centro Sportivo delle Fiamme Gialle, in occasione del cambio di Comandante della Caserma di CastelPorziano, guidata adesso dal Generale Bartoletti. Sono come due fratelli Savio Loria e Stefano Maniscalco, campioni del mondo di karate, immenso patrimonio sportivo e modelli umani, del nostro movimento italiano, da seguire: “Ci lega qualcosa di grande che secondo me, se uno crede che ci sia stata un’altra vita da qualche parte, è di fratellanza eterna”.

Non ci sono altre parole che possano descrivere la loro amicizia e Stefano mentre ce lo spiega, se ne accorge e si rende conto, quanto un legame del genere, sia importante ormai, per tutti e due da 16 anni, quando lui da ragazzino, per la prima volta, partecipò ad un allenamento di karate, proprio alle Fiamme Gialle, la sua futura casa sportiva: “Si presenta un baldo giovane all’interno degli allenamenti che io non conoscevo. Un ragazzino di 16 anni, nel 1998”. E’ Savio a rivelarci il fatidico incontro tra i due e ci spiega come già da quel momento, cominciò a crescere un feeling particolare: “Lui si è reso subito una persona amabile con voglia di fare, restando anche al proprio posto. Con discrezione si è fatto piacere, grazie al suo modo di essere e alla sua passione per il karate”. In quegli anni, Savio Loria era già il campione leggendario del tatami internazionale e Stefano lo seguiva con interesse, sognando un giorno di diventare come lui: “Leggevo la rivista Athlon, l’organo d’informazione ufficiale della Fijlkam e restavo colpito da questo ragazzo e delle moltissime vittorie che conquistava. Il suo periodo d’oro è stato tra il 1996 e 1998, un momento in cui lui è stato davvero imbattibile, fino a trovarsi tra i migliori 8 nel mondo”.

Insieme anche a Davide Benetello, un altro immenso campione mondiale gialloverde di questa disciplina, di cui parleremo prossimamente, Savio, come tutti affettuosamente lo chiamano, ha costruito la storia del karate italiano, cominciando anche lui, come Stefano: “Sono arrivato qui nel 1993, ma già frequentavo l’ambiente grazie anche a mio cugino Gennaro Talarico, campione mondiale ed europeo di karate, con cui andavo ad allenarmi agli stage di Grado. Ho iniziato poi a vincere le prime gare e da cadetto, da bella speranza quale ero, ho fatto parte della Nazionale giovanile. In quegli anni, le Fiamme Gialle mi hanno preso ed io ho sono entrato a far parte della mia squadra del cuore”.

E’ cominciata in questo modo, la carriera professionistica di Savio ed è continuata con la conquista di grandissime vittorie assolute, come quelle ottenute agli Europei e nella Golden League, l’attuale Premier. Non si contano poi le altre, in tutte le competizioni sportive più importanti del mondo, come ad esempio quelle ai World Games, i Giochi delle discipline non olimpiche. Ed è Stefano a raccontarlo brevemente: “Mi ricordo che nel 1997, mi trovavo alle Universiadi in Sicilia, anche Savio doveva venire, ma non lo fece perché aveva appena conquistato i World Games”. E lo spiava da appassionato, nel suo modo di combattere e di esprimersi nel kumite: “Lo guardavo in videocassetta. Mi piaceva come si muoveva e come si spostava. Ammiravo questo suo modo di combattere, insieme al suo grande cuore e la sua tecnica. E’ stato uno dei pochi atleti, che ha lavorato molto su di essa, perfezionando i suoi spostamenti, i calci, i pugni e le proiezioni. Aveva generosità nel combattere”. Torna a descriverci poi Savio, il suo cammino agonistico: “E’ stato un percorso interessante, intenso e duro. Soprattutto all’inizio, ma poi è stato costruttivo. Prima di entrare nella Nazionale Senior, avevo già una certa confidenza con essa, grazie ad alcuni titoli già vinti, come quelli Europei”.

Un campione già affermato da cui imparare tantissimo, Savio, già quando Stefano, da giovanissimo, cominciò a frequentare il tatami gialloverde: “Insieme a Davide, gli abbiamo fatto un po’ da chioccia all’inizio. Allora, avevo già vinto il mio secondo titolo continentale e mi conosceva dai giornali. Lo vedevi che rispetto agli altri, aveva qualcosa di più, sia a livello tecnico che fisico, soprattutto a livello di volontà. Nei primi scambi di allenamento, è stato interessante confrontarsi con lui. Veniva a chiedere intimidito dei consigli e stava tranquillo per conto suo”.

E’ stato questo suo atteggiamento rispettoso e pacato a conquistare da subito la sua stima ed il suo affetto. Ma anche Stefano ne ebbe immediatamente, un’ottima impressione : “Quando l’ho conosciuto di persona, mi ha fatto subito una bellissima impressione. La prima cosa che mi disse è stata se ero militare, perché ero alto e rasato. Mi ricordo che abbiamo fatto i primi scambi e lui riconobbe in me, già queste mie caratteristiche da atleta. Mi è stato vicino, mi faceva delle domande. Mi dava dei consigli, m’incoraggiava, parlava con Claudio Culasso, il direttore tecnico del settore karate e diceva cose belle su di me”.

E questi loro incontri negli allenamenti di cui Stefano con piacere ci parla, sono stati i pionieri di tantissimi altri, che hanno contribuito forse, a farli conoscere meglio, all’interno della loro strada agonistica personale: “Ci scontravamo con dei bei colpi. Per me era un’emozione. Ce le davamo di santa ragione, come alcune volte in palestra, dove ci pestavamo davvero, senza esclusione di colpi”. E ride di questo, ricordando anche un episodio divertente in una delle loro numerose uscite italiane: “Mi ricordo di alcune esibizioni fatte alla Fiera del Fitness, dove ci tiravamo sul serio. Lì la gente ci applaudiva perché pensava che ci stessimo allenando e invece ci stavamo pestando veramente!”.

E’ nata forse in questo modo la loro profonda amicizia? Sarebbe divertente pensarlo. A colpi di kumite, sul tatami del karate, dove salendoci insieme, si sono avvicinati come amici poi, l’uno verso l’altro: “Lo facevamo, sempre con il massimo rispetto e con la massima stima”. Ci tiene a sottolineare, Stefano.

Ce ne sono stati molti altri di aneddoti che hanno vissuto insieme. Adesso sono sulla spiaggia dello stabilimento Kursaal di Ostia Lido, a giocare a pallavolo, in preparazione di un mondiale: “Mi ricordo quel ritiro ed io ero piccolino. Eravamo qui ad Ostia, lui, Davide Benetello, Francesco Ortu e Michela Nanni”. E’ ancora Stefano a raccontare e Savio aggiunge compiaciuto: “… e arrivarono dei peruviani fisicati!”. Ora invece, in aereo, tutta la squadra condivide un momento gioioso: “Abbiamo festeggiato il compleanno di Davide sull’aereo per il Giappone – e si accorge Stefano, del valore di questi momenti irripetibili – sono davvero degli attimi che resteranno sempre nel cuore e nella mente. E’ stato bello andare insieme ad Akita e vincere, io l’argento e lui l’oro !”. Continua a raccontarlo Stefano, compiaciuto da questi momenti passati che da allora, non hanno fatto che impreziosire questo loro rapporto fraterno, ma è Savio a farci scoprire di lui, un lato del carattere, forse sconosciuto a molti: “Lui è un amico fidato. Ha una grande profondità interiore. Pochi lo sanno, ma io lo conosco bene”. Ci tiene in questo modo, a descrivere il suo gemello del tappeto e continua: “Passiamo dai discorsi più futili e divertenti, fino ad arrivare a quelli più profondi. Abbiamo anche discusso tanto, ci mandiamo anche a quel paese a volte – aggiunge di nuovo divertito – ma come accade per i veri amici, poi si ravvedono e capiscono. Vanno oltre”.

E questo superare insieme le incomprensioni, normali ostacoli fra chi si frequenta e fra chi, in fondo, si vuole bene davvero, rappresenta la forza di questo loro legame, che da tanti anni li prende per mano. Savio, ancora, ci spiega: “Mantenere un’amicizia per tutto questo tempo, significa che veramente ci deve essere un’intelligenza importante, da parte di tutti e due, altrimenti non è facile”. Avere la maturità giusta per coltivare un’amicizia, vuol dire non solo comprendersi reciprocamente, ma anche apprezzare nell’amico, qualcosa che forse, negli altri, non troviamo spesso: “Ciò che mi ha colpito e mi piace di Savio, è la sua lealtà. Non ce n’è in giro di questi tempi e lui è una persona che dà tutto a chiunque. E’ buono e ciò può essere anche un’arma a doppio taglio”.

Siamo d’accordo con Stefano, mentre riflettendo, ci svela anche un’altra grande dote di Savio che conquista le persone che incontra: “Una delle sue qualità, è sicuramente anche la generosità. Questa è una cosa che mi ha colpito. Il suo essere altruista”. Si ricorda poi, il 2 volte campione del mondo, 5 volte campione europeo e attuale iridato italiano Maniscalco, della categoria dei + 84 kg e degli open, uno dei pochi, proprio insieme a Savio, a conquistare questi ultimi, che al suo arrivo alle Fiamme Gialle, ha avuto da subito la fortuna di trovare in lui, una persona che ha appoggiato e capito la sua grande passione per il karate: “Era uno dei pochi che mi chiamava agli allenamenti. Confrontarmi con i campioni, era una cosa straordinaria per me, che ero entusiasta ed un appassionato di questa disciplina. Savio veniva con me e ci allenavamo insieme. E’ nata poi questa amicizia, anche fraterna”.

Ma anche il nostro peso massimo del karate, tuttavia, riceve gli stessi complimenti da Savio, che ci tiene a chiarire, questa sua caratteristica: “Anche Stefano è molto generoso. Mi è stato vicino in alcuni momenti difficili, non solo in occasione di un Europeo ma anche per un Mondiale. Ero molto teso, lui ha messo da parte la sua gara e i suoi pensieri e mi ha dato conforto e consigli. Mi ha trasmesso positività ed energia. Mi ha incoraggiato a svolgere bene il mio combattimento. Ha messo da parte la sua gara per dare supporto a me. Lo ha fatto più di una volta”.

Vogliamo immaginarli per un attimo, in questa complicità? Forse ora stanno fermi sotto al tunnel prima di entrare nel loro palcoscenico sportivo abituale, oppure adesso si trovano là in mezzo, a bordo tatami, tra la folla dei giacchetti azzurri della Nazionale e le divise con cravatta, degli arbitri internazionali, mentre Stefano, con una mano sulla spalla, sprona Savio a metterci il cuore. Ci piacciono in questo modo, i gemelli del karate italiano e sono questi, quei segreti tra gli atleti che ogni appassionato vorrebbe scoprire. Cosa succede allora, quando si vince un Mondiale per la prima volta? Stefano ce lo racconta così: “Questo è uno di quei momenti che mi è piaciuto tantissimo. Quando ho conquistato il titolo mondiale a Tampere, nel 2006. Mi ricordo che Savio era andato via subito dopo la mia finale, perché aveva la gara il giorno dopo. Io dopo aver festeggiato contento, sono andato in camera e lui stava dormendo. Si è svegliato per abbracciarmi e per farmi i complimenti”. Ecco l’altruismo di Savio che Stefano ci spiegava prima, mostrato in un momento di gioia per chi già il suo Mondiale l’aveva terminato di svolgere, da parte di chi, aveva ancora invece, una tappa da vivere.

E ancora questa stessa competizione, li ha visti insieme e uniti, nel 2012 a Parigi, quando quell’abbraccio ricevuto a Tampere, anni prima, si è trasformato in un aiuto agonistico, in preparazione di una gara importante per Stefano: “Avevo bisogno del suo aiuto. Dovevo prepararmi per una gara e quello che Savio mi ha fatto fare, è stato più di un riscaldamento. Lo abbiamo fatto insieme e abbiamo svolto un incontro, vero e proprio. Ne ho fatti poi 7 e lui mi è stato vicino fino alla fine”. Un’altra perla da aggiungere nel loro cammino insieme, come quella che ci racconta Savio e che ci immerge nei momenti emozionanti del pre – gara, quando l’atleta isolandosi, cerca di restare concentrato: “Un ricordo bello è quello che abbiamo vissuto agli Europei di Zagabria, nel 2009. Ci hanno chiamato in fila per il saluto. Ci siamo trovati in due tatami di fianco, Stefano era all’inizio ed io alla fine, nelle nostre categorie specifiche. Prima di fare questo consueto saluto d’inizio gara, ci siamo trovati di fianco. In quel momento lì, quando c’è tensione, uno sguardo amico e fraterno ti può sicuramente caricare e confortare. Stefano lo fece con me, ammiccando. Ci siamo guardati e incoraggiati insieme e poi insieme, siamo arrivati a giocarci la medaglia. E’ stato davvero bello trovarsi da soli sul tatami, ognuno con la propria battaglia da affrontare e lo è stato avere di fianco qualcuno come lui, che ha saputo essere, in quella circostanza, un vero amico. Questa cosa l’ho apprezzata molto”.

Sono riusciti a parlarsi in quella circostanza, senza esprimere parole che ne dessero un suono speciale, ma con una musica affettuosa dell’anima che spiritualmente, li ha fatti avvicinare, immersi nel clamore di quella competizione. Forse quel momento di silenzio che vive l’atleta, quando sa che deve partire verso il suo obiettivo che lo chiama, lo hanno condiviso insieme e insieme, si sono presi per mano e sono andati. Ed è il sentirsi così forte, allora, la dote nascosta, che noi riconosciamo in questa loro bellissima amicizia. Un sentire l’uno e l’altro, sempre, anche a tanti chilometri di distanza: “Quando ci sentiamo per telefono – ci confessa Stefano – mi richiama subito per sapere se c’è qualcosa che non va e se c’è qualcosa da chiarire tra noi due. Lui vuole risolvere subito. Nessuno riesce a capire. Savio lo fa e mi percepisce. Questo mi colpisce. Non ho un carattere facile io e lui riesce a prendermi nella giusta misura, anche se non è facile, lui ci riesce”.

E cresce questa assonanza tra i due, soprattutto se presto, ci sarà un ennesimo traguardo da raggiungere: “Io lo sento che lui vuole che vinco il Mondiale – ci confessa con decisione, ancora Stefano – lo vuole come se fosse lui a combattere. Come se volesse vincerlo lui. Io lo sento, ce lo diciamo e io lo percepisco. E’ come se ci fosse qualche altra forza che ci unisce, senza nessuna spiegazione. Mi sta aiutando, standomi vicino, parlando con il mio preparatore atletico, spronandomi a fare bene. Mi dice di concentrarmi su quello che devo fare e mi tratta ancora come se avessi 20 anni. Savio sa bene cosa significa scendere ancora sul tappeto, alla mia età di 32 anni. Tuttavia, ancora mi sento giovane e forte, naturalmente, ma capisco che gli anni passano. Lui sta lì invece, accanto a me e mi dice di non mollare, perché ho le caratteristiche ancora di un ventenne”.

Il mondiale Wkf di cui ci parla, è quello che si svolgerà a Brema nel prossimo mese di novembre e già in sua visione, il nostro campione gialloverde si sta preparando al meglio, con costanza e serietà: “Stefano è veramente il numero uno come atleta, non ne esiste al mondo uno come lui – spiega Savio ammirato dalle qualità del suo amicoe ci racconta come Stefano si stia avvicinando a questa data fatidica – lo sta preparando con la giusta testa ed è molto motivato. Ha delle grandi possibilità che esistono e che potrà sfruttare al meglio – non si esime poi, da ottimo allenatore quale è, di precisare le sue migliori doti tecniche - rende facili le cose difficili. Ha una delle capacità coordinative che sono fuori dal normale ed è un vero fuoriclasse, nella sua forza e velocità”. Ci tiene a chiarire ancora Stefano come chiaramente percepisca la vicinanza di Savio, senza che qualcosa possa accadere o che la possa provocare: “La vicinanza di Savio la percepisco sempre. Non c’è bisogno che io debba chiedere o fare qualcosa. La sento. Quando sei un atleta, sono poche le persone che gioiscono veramente. Non arrivano neanche alle dita di una mano. In tutti quei titoli che ho vinto e per cui ho lottato, partendo dagli italiani fino ad arrivare a quelli mondiali, guardando ogni volta nei suoi occhi, è come se li avesse conquistati lui”.

Allora, saranno vicini, di nuovo e non solo per l’imminente appuntamento di Brema, il primo nel calendario. Tuttavia, come è già accaduto per lo scorso Europeo di Tampere, Savio si troverà dall’altra parte della barricata, in quanto già da un anno, è uno dei tecnici più bravi e ammirati della Nazionale Senior di karate. Come vivranno questa esperienza insieme? Scopriamo intanto, come l’hanno vissuta, lo scorso maggio in terra finlandese: “Stefano ha svolto questo Europeo mentre facevo da coach a Nello Maestri, mentre lui era seguito da Claudio Guazzaroni. Durante le gare, mentre doveva ancora combattere Nello, mi guardavo Stefano. E quando lui ha perso, per me è stata una doccia fredda”.

A causa di un infortunio in itinere, Stefano è stato costretto a mollare la presa già dalle prime gare, tuttavia questa circostanza sfortunata, che può accadere a tutti gli atleti nella loro carriera, non ha scalfito affatto la sua voglia di vincere e desidera riprendersi il posto che gli spetta. In questo Savio è molto deciso a stargli dietro, soprattutto perché adesso, il suo amico, dopo essere stato un baldo giovane di 16 anni e aver conquistato tutto quello che c’era da vincere in carriera, è diventato per merito, il nuovo capitano della Nazionale: “Savio mi ha dato tanti consigli e ancora me ne da, siccome prima di me, lui era il capitano. Io sono sempre stato un solitario ed un’individualista e non trovo facile, in questo caso, aprirmi agli altri. Mi sta insegnando a farlo e mi sta portando sulla strada giusta”. Non è stato semplice neanche per Savio tuttavia, ad un certo punto, cambiare ruolo: “Questo è stato un anno difficile per me. Essere tecnico e seguire Stefano. Lo è stato soprattutto, perché è avvenuto un cambio di ruolo, non solo con lui, ma anche con tutti gli altri atleti. Prima eri comunque un atleta come loro e il capitano che sempre, doveva legare il discorso con i tecnici. Esserne stato il collante, è stato difficile. Lo è ancora di più adesso, che ho un ruolo differente. Devi vedere le cose in maniera diversa”.

Come due persone che vivono in sinergia la loro vita, come due predestinati ad esserne in essa amici e quasi fratelli, crediamo allora sia stato normale, che entrambi nell’anno appena trascorso, abbiano vissuto dei momenti complessi, ognuno nel proprio ruolo. Ma se ne fosse stata la causa, proprio questo distaccamento fisiologico? Non lo sappiamo. Tuttavia, se un giorno, tanti anni prima e ancora dopo ed in seguito, da atleti si sono incontrati sul tatami e hanno condiviso battaglie simili e combattuto insieme, sicuramente adesso, magari avverrà un secondo incontro tra loro, per Savio come tecnico e per Stefano come il nuovo capitano e ancora da atleta, pronto a lottare per i suoi traguardi prestigiosi. Ci conforta Savio, in questo piccolo ragionamento: “E’ stato sicuramente, un anno di rodaggio, dove insieme a tutti i ragazzi, abbiamo chiarito tante cose. Con Stefano, lo abbiamo fatto soprattutto, dopo l’ultimo Europeo. Ci siamo chiariti e ancora lo stiamo facendo. Questa sicuramente, sarà un’arma vincente per il futuro. Sia per me che per lui. E’ veramente un momento di crescita, dove dobbiamo tararci in un’altra maniera. Sono convinto veramente che se riusciamo a portare a frutto questa esperienza, tireremo entrambi fuori il meglio di noi stessi”.

Questo è un invito per tutti noi, a prepararci a tirare fuori voce e bandiere, per festeggiare nuove vittorie? Saremmo tentati e ben predisposti a farlo. Pronti come loro, a partire verso il nostro obiettivo sportivo. E’ bello pensarlo da questa prospettiva, anche perché se i nostri due cari amici riusciranno a fare sul serio, come si augura Savio, allora l’Italia ancora una volta, salirà sul più alto gradino del podio e noi potremo esultare, in prospettiva mondiale, europea e poi olimpica, chissà. Una seconda vita e una seconda strada per entrambi, pronti come sempre a condividere quel tatami, insieme, stavolta in maniera diversa. Questo solo il futuro potrà dircelo e dipenderà da loro crearlo, sia per se stessi che per la storia sportiva del nostro Paese. Tuttavia, dopo lo sport, c’è sempre una vita da vivere, anche se, non si scende mai completamente da quel tappeto: “Al di là del discorso che Stefano vinca il mondiale o meno, voglio che stia bene come persona, al di là di tutto. Lui ha vinto tantissimo, ma quello che mi interessa, è che si esprima e trovi la sua dimensione. E’ questo l’augurio che gli faccio. Spero che trovi quell’alchimia – così ama dirci Savio – che possa realizzarlo nel tempo, sempre di più”.

Anche Stefano augura all’amico la stessa cosa, sperando che un giorno possa entrare nei grandi palazzi dello sport, dove potrebbe portare freschezza e passione per questo mondo: “Savio ha esaudito gran parte dei suoi desideri, anche se è ancora giovane. Spero che possa veramente diventare il meglio che desidera. Ci sono tanti miei amici sportivi, che oggi si trovano ai vertici del Coni e del Cio ad esempio. Mi piacerebbe che anche lui un giorno, potesse farlo, perché lo sport è la sua grande passione. Ha le caratteristiche per farlo – il ragionamento di Stefano poi si allarga anche a tutti gli altri, all’interno di un ambiente del karate, che avrebbe bisogno di crescere e di essere comunicato – Se nessuno dice niente, resteremo sempre qui a parlare, senza costruire nulla. Sicuramente, noi possiamo migliorare le cose”.

Sicuramente, degli atleti che danno e hanno dato il proprio cuore in gara, sempre saranno all’altezza di gestire lo sport, in maniera diversa e siamo sicuri, che Savio potrà farlo, se seguirà i consigli di Stefano e ancora la sua passione innata. Tuttavia, ci piace raccontare ancora una piccola cosa sulla sua vita, che riguarda un’altra persona speciale per lui e molto anche. Suo figlio, Stefano. Secondo voi, da chi ha preso ispirazione per questo nome? Lui ce lo spiega in questo modo: “Il nome di mio figlio, dipende anche da lui. Tuttavia, in realtà, ho anche due altri amici che si chiamano così e ho capito che tra me e questo nome, esiste veramente un feeling particolare, dato che vado d’accordo anche con mio figlio! Ecco perché, si chiama così. Con mia moglie Maria poi, ci piaceva l’idea e abbiamo scelto per questa opzione”. Riteniamo sia molto carina questa scelta e giustifichi quel gioco del destino, che ha unito sia lui che Stefano grande! Ti accorgi allora, che sono amici ancora, anche se tu non lo sai. E mentre si allontanano insieme verso l’aeroporto, dove ci sarà un aereo che riporterà Savio a Torino, Stefano lo accompagna e lo lascia andare via, sapendo che quel filo invisibile che li unisce, ancora una volta, non riuscirà a staccarsi.

Scritto da Alessandra Giorgi e pubblicato per la prima volta su SpoomeWriter