Essere Samurai oggi

di: ALESSANDRA GIORGI

L’arte di essere un guerriero. La volontà di raggiungere la perfezione in ogni gesto. Il desiderio di servire la sua disciplina sportiva e i suoi valori, come la vita stessa. Chi è convinto che i samurai si siano estinti 3 secoli fa, nell’ultima battaglia contro l’Impero giapponese, si sbaglia. O meglio, può ricredersi che qualcosa di loro sia sopravvissuto. Esiste, ancora oggi e vive. Lo fa nel cuore di un grande campione dei nostri tempi, un karateka del tatami che con le sue performance sportive, ha conquistato i tappeti delle competizioni più prestigiose del circuito Wkf.

Lo ha fatto, Stefano Maniscalco, portandosi nello spirito i valori e la cultura di questi guerrieri che ricercavano sempre la perfezione in tutti gli aspetti della loro vita: “Venendo dalla scuola di pensiero giapponese, la mia mentalità è sempre stata quella di dare il massimo in ogni cosa che faccio. Sono stati il mio maestro e soprattutto mio padre ad educarmi in questo modo”. E possiamo ammirarla questa perfezione di cui lui ci parla e si è mostrata, in modo palese, in tutte le sue conquiste sportive più importanti, che lo hanno reso uno dei migliori al mondo, nella disciplina del Kumite. Ma forse il migliore in assoluto. L’Italia si può vantare che uno dei suoi figli sportivi e nativi, è stato il più giovane karateka al mondo, a vincere 2 titoli mondiali in due categorie di peso differenti. Eccezionale. I suoi combattimenti, con la sua tecnica pulita, tenace e fluida, lo hanno portato a trionfare, prima a Tampere nel 2006 ed in seguito proprio a Tokyo, nella terra nativa dei samurai, due anni dopo al Budokan, nei suoi + 80kg. Si sarà sentito sicuramente a casa, in quell’occasione, il nostro samurai italiano e a questi straordinari trionfi mondiali, si sono aggiunti anche i 5 in campo europeo, di cui uno, il primo nel 2004, a Mosca.

Stefano oggi, è un peso massimo nel karate ed un atleta di oltre 1m e 90 che sceglie di percorrere una strada diversa rispetto agli altri e non solo nello sport: “Il karate è vita. E’ un’arte” e questa filosofia che questo sport orientale stesso ci trasmette, la impiega anche nella vita di tutti i giorni, cercando anche lì, di cogliere qualcosa che porti alla perfezione e che faccia raggiungere il massimo: “Darlo sempre in quello che si fa, altrimenti meglio non farlo. Anche se fare una cosa sola, è necessario che questa sia fatta bene”.

Cogliamo sicuramente quegli insegnamenti antichi nelle sue parole, ma precetti che sono molto importanti nella vita. La sua è stata interamente dedicata alla sua disciplina sportiva spirituale e spettacolare: “Il mio lavoro adesso è quello di praticare il karate. Ho sposato quindi in pieno lo sport e dunque anche il karate stesso. E’ quello che faccio e quello che so fare bene”. Da colui che da 13 anni conquista il titolo italiano anno dopo anno e che in carriera ha conquistato ben 55 medaglie, di cui 29 d’oro, tra le quali spiccano anche le 3 conquistate ai Giochi del Mediterraneo e che rappresenta un orgoglio per i Gruppi Sportivi delle Fiamme Gialle, che da 14 anni lo cullano e lo fanno crescere, non possiamo che aspettarci queste parole. Ma Stefano non si impegna solo nella sua disciplina sportiva, ma lo fa anche in altri rami di attività, tuttavia sempre collegati al suo bellissimo mestiere: “Altre strade non le ho mai intraprese o non ho scelto di farlo, tuttavia, come nel karate, anche altre iniziative mi hanno dato grandi soddisfazioni e le ho sempre svolte in modo efficace”. Quello a cui si riferisce sono due strade, una già portata a termine e l’altra in fase conclusiva, che lui ha voluto fortemente intraprendere: “Ho conseguito il Diploma di Allenatore di IV Livello Europeo alla Scuola dello Sport del Coni e nel prossimo mese di settembre discuterò la tesi, per diventare anche preparatore atletico”.

Sicuramente il nostro campione mondiale e capitano della Nazionale di karate, è un profondo innamorato di questo mondo a cui lui appartiene con grande fierezza e con grande passione. Ma anche questa è una parola chiave che ritorna spesso nei suoi discorsi: “Le cose che perseguo sono poche ma per esse, ci metto sempre tanta passione”. Appunto. Ed anche nella vita Stefano è così. La vive quotidianamente cogliendone significati e insegnamenti. E’consapevole che essa sia unica per tutti e che vada goduta fino in fondo, in tutte le sue sfumature: “Mio padre mi ha dato questa forma mentis e forse ci sono anche nato”. In questo caso, per chi è consapevole che sia giusto godersi al massimo ogni giorno e che la disciplina dei samurai sia trasmissibile in tutto quello che si intraprende, è normale forse avere un pizzico di riguardo in più verso situazioni, relazioni e ambiti a cui ci dobbiamo approcciare con una dose maggiore di responsabilità: “Sono anche molto militare nel mio modo di pensare – aggiunge poi ironizzando su questo suo modo di essere – certo, questo può portarti anche ad avere dei piccoli problemi con le persone. Mi dicono che dovrei lasciar andare di più a volte, senza esagerare – e conclude divertito – io sicuramente lo faccio, ma ci sono delle cose in cui credo tantissimo e per le quali mi voglio impegnare, al massimo”. Conoscete il termine “sciallare”? Lo usa Stefano ridendo, facendoci scoprire che spesso ne parla con i suoi amici. Ma il non riuscire proprio a fare meno di cercare, lo trascina a pretendere tanto, anche da lui stesso: “Io non sono uno che prende tanto, con tanto amore e lascia con tanto sdegno. Le cose a cui mi dedico non sono molte, ma quelle che decido di seguire, le affronto sempre con passione”.

La sua determinazione nel praticare uno sport come il karate, con il vivere la sua vita di uomo, oggi di 32 anni, condisce i suoi discorsi di quel fuoco interiore che nel suo cuore non può proprio smettere di ardere. Per lui il sentire la vita e quel tatami che lo fa emozionare tutte le volte che ci sale sopra, deve essere così, per forza, non ci sono altre strade e quelle che devi intraprendere, anche una o solo due, le devi percorrere in modo coerente: “Nella vita si possono prendere altre strade. Secondo me ne devi seguire una sola. Tante persone crescendo decidono di andare altrove. Questo può essere anche normale. Tuttavia se lo fanno sono d’accordo, ma devono saperle affrontare con la dovuta serietà, insistendo nella loro scelta. Non puoi prendere una strada e lasciarla poco dopo per un’altra. Devi in essa dare il massimo. Questo è quello che io penso”. Dal guerriero del Kumite mondiale, ci arriva allora un grande insegnamento ed è nascosto in una delle frasi che ci esprime: “Secondo me ne devi seguire una sola”. Sta tutto lì il significato della vita? E’ nascosto in quella strada il nostro cammino e il nostro passaggio temporaneo su questa terra? Per i nostri amati samurai era così? Sì, lo era e allora lo è anche per Stefano, l’ultimo di loro. La via della ricerca passa nel cuore dell’uomo, nella sua vocazione più profonda e nella sua mentalità che vogliono renderlo diverso, speciale, non per innalzarlo, ma per farlo nei confronti degli altri e crescere, tutti insieme.

L’uomo Maniscalco oggi, ha imparato tanto da questa lezione e a sua volta, ne parla a chi partecipa ai tantissimi stage italiani ed internazionali a cui partecipa spesso, anche insieme ai suoi grandissimi amici e compagni di squadra, in Nazionale e nelle Fiamme Gialle: “Quando svolgo i miei allenamenti, gli stage ed anche i seminari, mentre insegno a qualcuno l’arte del karate, quello che dico sempre, è che è necessario seguire una logica, le passioni e i propri sogni, quelli veri però. Non intendo i tanti effimeri che ci trasmette la società in cui viviamo, come la ricchezza o la celebrità, questi non sono ideali, sono cose che uno si inventa. Ce n’è uno solo di sogno nella vita e lo devi seguire”. In questo modo, ci parla il Maestro Maniscalco e immaginiamo intorno a lui, i tanti bambini e giovani che lo seguono e che lo ammirano. Moltissimi in tutta Italia ed altri anche nel mondo. E’ lui a farsi piacere, grazie al suo carattere gentile e umile. Come un guerriero deve essere. Come un samurai era ed è ancora, nel suo cuore di uomo del secolo XXI. Questa è l’eredità più grande lasciata dai nostri cavalieri giapponesi. Una mentalità e una cultura che a distanza di tanti anni, noi possiamo ritrovare nell’animo appassionato di un ragazzo che adora emozionare le folle durante la sue gare e che vincendo onora il suo ideale di perfezione. Sarebbe un sogno allora per lui, poter far conoscere tutto questo, non solo agli appassionati di karate, ma anche al grande pubblico, e solo per questo : “Quello che cerco adesso per il mio sport, è farlo conoscere il più possibile e farmi conoscere soprattutto. Non perché mi piacerebbe partecipare all’Isola dei Famosi ad esempio, e basta, ma per avere un canale ampio di comunicazione, dove trasmettere gli insegnamenti del mio sport e far conoscere chi è Stefano. Mi piacerebbe mostrare chi è un karateka e la vita che fa. Secondo me, ne potrebbero trarre beneficio tutti gli amanti di questo sport. E sarebbe bello poter giungere anche ad altri giovani e bambini, che potrebbero appassionarsi ad esso e sognare di fare quello che ho fatto e quello che faccio io”. Ci tiene tuttavia a sottolineare, che far nascere dei sogni sportivi a prescindere, può essere importante per tutti gli atleti che fungono da veicolo per questi sport e valori. Se anche una trasmissione televisiva potesse farlo, con la sua grande cassa di risonanza e farlo bene, per riprendere la filosofia di perfezione del nostro samurai gialloverde, allora potrebbe essere utile anche per lui. Lui che ha grandi qualità anche comunicative e trasmette quell’essenza di eroico che ogni campione dovrebbe fare, per essere veicolato nel modo giusto. Stefano è un eroe buono dei nostri tempi e di quel Kumite che lui ha scelto di praticare, per dare adito al suo istinto naturale di atleta. Un guerriero lo è per sua vocazione e per sua natura ed è lui a confidarcelo. Come lo fa anche nei confronti di un anno sportivo difficile appena trascorso, rispondendo alla nostra domanda : “Ne ho passati alcuni di momenti bui come atleta, magari perdendo delle gare importanti per le quali mi ero allenato e impegnato. Sicuramente c’è stato un attimo di frustrazione per questo. Queste situazioni non le conoscevo affatto, perché sono stato sempre uno che ha vinto o che se non ha vinto, è sempre salito sul podio”. Ciò di cui ci parla, si riferisce soprattutto all’esperienza difficile vissuta all’ultimo europeo in terra finlandese.

Certamente per un samurai sportivo che non riesce a raggiungere quella perfezione a cui tanto tiene, è difficile dover poi fare i conti con quel desiderio di raggiungerla, senza poi riuscire ad avverarlo. Come si fa allora ad affrontare questa inquietudine interiore? Vediamo cosa ci racconta lui: “Ultimamente ne ho sentita molta. L’ho affrontata affidandomi a persone che mi vogliono bene, come al mio più grande amico fraterno che è Savio Loria. Mi sono affidato anche a mio padre, che ha capito alcune cose di me e mi sta vicino. Non ci sono cose più importanti e potenti dell’amore di una famiglia che ti ama e che ti protegge”. Stefano ha la fortuna di averne una molto affettuosa e gioiosa alle sue spalle e chi lo conosce, sa quanto lui ci tenga e quanto a lui, tutto questo faccia un gran bene : “Ho passato sempre dei momenti belli e felici con mia madre, mio padre e con le mie sorelle. Vengo da una famiglia dove regna l’amore sovrano. Sto bene con essa e con nessun altro”. Sa che la vita comunque, non può essere sempre facile e tuttavia, affrontarla con persone che ti amano, è l’unica soluzione per superare le difficoltà. Per sua fortuna, sono stati comunque molti, i momenti belli fin ad ora trascorsi e gli auguriamo che si moltiplichino sempre di più, soprattutto grazie ai suoi amorevoli familiari : “So che la vita ti può riservare delle brutte circostanze che capiteranno, come a tutti. Non so allora, se mi troverò pronto ad affrontarle, perché fino ad oggi la mia esistenza è stata solo gioia, nelle amicizie, come negli amori ed anche nelle vittorie”. Ma come fa un samurai nella propria ricerca della felicità interiore e come crede in se stesso ed in quello che è, anche Stefano è assolutamente consapevole di quello che è riuscito a diventare, sia come atleta che come uomo ed è significativo sentirlo, dalla sua voce, mentre ce lo dice : “Io sono Stefano Maniscalco – e qui sentiamo quella sua interiorità che viene fuori, mentre con pacatezza e decisione, pronuncia il suo nome e cognome – e queste situazioni le ho affrontate stando vicino alle persone che mi vogliono bene. Quelle che invece fanno finta di volermene, le tratto con la stessa moneta, stando a loro più lontano però. Non allontanandole dalla mia vita. Fanno parte del mio lavoro, ci sono e fanno bene anche quelle”. Tutto può esserci da stimolo, se riusciamo a trarne dei benefici. L’importante è affrontare tutto con la saggezza dovuta. Ma la vita è anche questa in fondo e lui lo sa.

Tuttavia, la cosa fondamentale è continuare a restare in armonia con se stessi. Ed è di nuovo l’intervento prezioso di suo padre, a prenderlo per mano e a consigliarlo nella giusta maniera : “Mio padre mi dice sempre che devo stare bene. Nell’amore ad esempio, lo devo stare con una persona, come devo farlo, se sto da solo. L’importante è stare bene con se stessi e nelle cose che si fanno”. Continua poi il nostro 2 volte campione mondiale, a spiegarci che questo benessere interiore, sia fondamentale, anche quando incontrerà la ragazza giusta per lui : “Non la devo cercare. Quella che ti accompagnerà nella vita, ti arriverà e non te ne renderai conto. L’avrai accanto e ti farà piacere averla vicino a te”. In questo discorso che ci fa, interviene ancora anche il pensiero di suo padre, che Stefano ha fatto suo : “Non devo stare per forza con una persona, perché adesso ho 32 anni. Di belle ragazze ce ne sono tante, ognuno di noi può averle. L’importante è trovarsi vicino ad una che mi fa stare bene e che soprattutto mi capisca”. Il suo obiettivo, come quello di tutti, pensiamo anche quello dei nostri lettori, è quello di saper cogliere l’essenza della vita, anche in questo ambito. Direi fondamentale, per ognuno. E incontrare quella persona, una su un milione, che ti sappia comprendere e far stare bene, come Stefano ci dice, è una sfida. Un combattimento di Kumite anche quello, sicuramente uno da vincere e forse quello più bello : “Quello che dico a tantissime persone è che devi capire chi hai accanto. Se io decido di stare con Belen ad esempio - dice sorridendo, confidandoci forse il suo tipo ideale - devo accettare tutto quello che è lei. Non devo cambiarla, io so che è quello. A lei piace fare quello. Se io mi sono innamorato di lei, è lei e basta. Deve accettarmi per come sono. Come io devo capire chi ho accanto. Non devo trasformarla in niente. Se mi piace, significa che mi piace così”.

E’ una bella cosa quella che ci dice ed il rispetto per una donna che ti accompagni per la vita e per quello che lei è, fa di Stefano un campione anche in questo ed un uomo che desidera condividere con lei, tutta la sua esistenza. Come hanno fatto i nostri nonni e genitori e come oggi, accade sempre di meno. Ritorna anche in questo caso, la sua voglia di ricercare la perfezione e di riempire la sua vita di quei valori, di cui lui adesso è un simbolo, grazie anche allo sport che pratica. Sicuramente lo farà anche dopo, se riuscirà a perseguire anche questo traguardo, forse più dolce e più tenero. E’ per questo che un giorno, fra tanti anni, quando il nostro samurai italiano avrà terminato la sua carriera agonistica, vorrà trovarsi con lei e con lei condividere la sua tranquillità quotidiana. Ma come si immagina nel lavoro ? Qual è il suo sogno del dopo tatami ? Ecco quello che ci confida : “M’immagino allenatore delle Fiamme Gialle o della Nazionale. Potrei smettere a 36 o 37 anni. Se non sarò invece un tecnico, mi piacerebbe intraprendere la carriera di preparatore atletico, anche. Vorrei avere una bella casa a Roma, davanti al mare”. Si gira allora a guardare un panorama di cielo azzurro e di clima estivo da buon siciliano quale è, verso il mare di Ostia. A livello personale di carattere, ci racconta la sua visione futura, in modo meno poetico e decisamente più divertente, ridendo : “Immagino di essere una persona più pacata e tranquilla. Meno esaltata ! Penso che sarò un po’ più saggio, non noioso però. Comunque di essere me stesso”. Non ci dimentichiamo mai, che Stefano è sempre un ragazzo che ha tutta la vita davanti e che ama godersela e stare con gli amici, divertendosi. Quando un giorno avrà un piccolo Maniscalco tra le sue braccia però, non potrà che dispensare quei consigli che suo padre ha detto a lui : “Direi a mio figlio di vivere le sue passioni e di stare bene. Seguirle. Come io farei con lui. Mi piacerebbe stargli accanto e accompagnarlo nella sua crescita, come ha fatto mio padre con me. Non ci sono altre vie. Stare bene, vivere bene e divertirsi in tutto quello che fa.” E magari diventare anche un campione grande come lui ? Se il sangue dei samurai è destinato ad esistere nei secoli, forse sarà così. Un giorno lo scopriremo e lo farà anche Stefano, se riuscirà a diventare un buon padre, come lo è il suo. Noi crediamo di si. E torna questa sua figura fondamentale nei suoi discorsi. Un faro vitale che lo ha iniziato al karate e che dona consigli utili, anche per sua la attuale carriera di karateka : “Mi dice sempre che nello sport ormai, sono un campione affermato e che non devo dimostrare più nulla. Quello che adesso devo fare è solamente stare bene. Divertirmi e tornare a vivere il mio sport, come facevo a 19 anni, con la consapevolezza però, che dietro di me esiste un bottino di medaglie, che pochi atleti nella storia del karate, hanno saputo conquistare. Mi dice che sono il più forte e che oggi posso esserlo ancora. Non me lo dice perché è mio padre, ma perché è così. E’ vero”.

Stefano rappresenta la storia del nostro karate italiano e di quello internazionale. Sui tatami di tutto il mondo è ammirato e osannato. E il segreto di saper accrescere quel suo entusiasmo ancora, come nei suoi primi anni di carriera, è la giusta via che un guerriero del Kumite deve poter percorrere, come lo è per tutte le cose della vita. Ma un guerriero sta anche da solo e vuole esserlo, per scavarsi dentro e ritrovare quella pace interiore che serve ogni volta, non solo per ripartire verso una nuova sfida, ma anche per meditare e trovare la via della perfezione. Come i suoi adorati samurai facevano e come lo mostravano nel suo film preferito “L’Ultimo Samurai”, prima della battaglia. Anche lui passa molti momenti di solitudine, non solo per ricaricare le energie, ma anche per varie necessità : “Sono abituato a conviverci. Mi piace anche stare da solo, a volte ho proprio bisogno di staccarmi a volte. E’ diventata mia amica la solitudine, come la fatica, il sudore e ne parlo, confidandomi, spesso con Savio, dicendo che molti se ne vanno a casa poi qui in Caserma, hanno le ragazze ed io rimango da solo”. E a fine giornata, quando nel silenzio della sera, proprio il Centro Sportivo delle Fiamme Gialle, dove Stefano vive, torna nella tranquillità e nell’attesa di un nuovo giorno di sport, da godersi tutto di un fiato poi, lui sta lì immerso nei suoi pensieri, in camera sua : “Penso a quello che ancora devo fare e alle persone che non stanno bene oggi, come sto io, questo mi da la forza di andare avanti”. Scopriamo allora insieme, un pezzo piccolo della sua vita di atleta e di militare della Guardia di Finanza, che trascorre molto tempo in Caserma e non solo per allenarsi. Continua a spiegarci : “Mi piace pensare a quello che ho fatto e mi piace programmare anche le cose che devo fare”. Tutto solo, lontano dai suoi cari che vivono a Palermo, crediamo sia normale avere dei momenti di sconforto : “ Li abbiamo tutti, ma quando accade, mi guardo indietro e vedo tutto quello ho fatto”. E’ in questi momenti, che la forza di un samurai ritorna a dare fiato e sangue alle sue vene. La consapevolezza di aver saputo scrivere la storia di questo sport e la soddisfazione di sentirsi appagato, in serenità, sono di grande aiuto per chi si scontra con questi istanti di solitudine.

Tuttavia Stefano non lo è mai fino in fondo, perché ha sempre la sua grande passione a fargli compagnia, soprattutto adesso che il karate potrà partecipare alle prime Olimpiadi Europee di Baku, il prossimo mese di giugno : “Cominciamo con quelli di Baku, avendo già dei presupposti per Tokyo 2020, per i quali la Federazione internazionale sta spingendo molto”. E non ci stupiamo affatto quando quella sua determinazione e convinzione da guerriero, si lascia scappare una battuta che spiega tutto del suo carattere forte e deciso : “A Baku vinciamo”. E’ così Stefano. Uno che ci crede sempre e che non lascia mai da parte, la sua mentalità vincente. Un vincente ed un vincitore. Per lui non può che esserlo. Deve. Altrimenti il samurai non sarebbe tale, altrimenti Stefano non riuscirebbe a respirare. Ma è anche un ragazzo profondo, generoso e dolce, che da molta importanza ai sentimenti delle persone. Tanto da piacere ai bambini e tanto da farglieli piacere, dimostrandolo con una carezza o con un gesto affettuoso, che sia anche una foto scattata insieme, abbracciati. E’ per questo che è tanto amato, da tutti. In questo suo essere profondo, ci piace immaginarlo in questo modo : in viaggio in macchina, da solo, magari di sera, su di una strada deserta ad ascoltare la musica, la sua preferita : “Sono un appassionato di Eros Ramazzotti. Le sue parole mi fanno viaggiare. Come le canzoni di Sagi Rei. Una musica fantastica e calma, che mi fa pensare e mi fa rilassare”.

E dove va il samurai? Verso grandi traguardi da conquistare, sfidando il suo destino con la sua spada, i suoi guantini, il suo karategi e il suo grande cuore da guerriero. Pronto per i prossimi Mondiali di Brema, a novembre.

Scritto da Alessandra Giorgi e pubblicato per la prima volta su SpoomeWriter